Giorgio Barsanti è stato un genio del pallone. A garantire per lui fu nientemeno che Giuseppe Meazza, il “Balilla” due volte Campione del Mondo con la Nazionale di Vittorio Pozzo, uno dei più grandi giocatori della storia del calcio italiano e non solo, suo compagno di squadra nell’Inter o meglio nell’Ambrosiana come la Beneamata era stata rinominata negli anni trenta per motivi politici. Un genio, per dirla alla Flaiano, che come tale fece di tutto per evitare la disgrazia di essere compreso.
Perché a Giorgio, viareggino classe 1918, di essere compreso dal mondo del pallone interessava ben poco. Ma che fosse un predestinato lo si era intuito fino da quel pomeriggio di dicembre del 1935 quando Euro Riparbelli, tecnico del Viareggio, lo aveva mandato in campo, poco più che diciassettenne al centro dell’attacco bianconero nella gara del campionato di serie B persa per 2-1 contro l’Aquila. Scenderà in campo altre due volte ma nella stagione seguente (sempre nella serie cadetta) è titolare fisso. Segna cinque reti quasi tutte determinanti come la doppietta al Catania ed il gol partita al Messina.
Le imprese del giovanotto non passano inosservate al Genoa (al tempo Genova) che lo porta sotto la Lanterna per la stagione 1937/1938. All’inizio il tecnico Garbutt non lo considera molto ma all’alba del 1938 (a quei tempi si giocava anche il primo giorno di un nuovo anno) arriva l’atteso esordio in serie A sul campo della Lucchese travolta dai rossoblù sotto quattro reti. Nel tabellino dei marcatori troviamo anche il non ancora ventenne Barsanti che realizza il terzo gol della formazione ligure. Sarà il primo dei sei giocatori versiliesi che fino ad oggi sono riusciti ad andare a segno al loro esordio nella massima serie. Dopo quel pomeriggio al Porta Elisa diventa titolare e nelle quattro gare che seguono, tutte vinte dal Grifone, contro Roma, Atalanta, Lazio e Fiorentina va sempre a segno. Di seguito segnerà tre reti per altrettante vittorie del Genova sul campo del Torino, in casa con il Napoli e nel ritorno con la Lucchese.
Nell’estate del 1938 il passaggio all’Ambrosiana per 300 mila lire, una cifra enorme giustificata dal fatto che il giovane attaccante viareggino era stato ritenuto dai tecnici meneghini tra i pochi in grado di sostituire Meazza alle prese con qualche problema fisico. Ed è proprio il “Balilla” a magnificare le doti tecniche del ragazzo pronosticandogli un futuro importante che poteva essere vanificato solo dal carattere un po’ naif.
Nasce così la leggenda del Barsanti “mattocchio” che si ferma in mezzo al campo ad osservare il volo degli uccelli, che manda a quel paese la tribuna di San Siro che lo fischia. Quello che a tavola chiede una pesca in pieno inverno o che nel bel mezzo della notte, a Verona, sveglia un dirigente incaricandolo di andargli a cercare una ragazza che aveva conosciuto in treno nel viaggio da Milano alla città scaligera.
Gioca per tre campionati nell’Ambrosiana (con dodici gol all’attivo in ventinove partite) durante le quali conquista la Coppa Italia nel 1939 (mettendo a segno cinque reti in otto gare) e lo scudetto nella stagione seguente. In nerazzurro gioca anche una partita nella Coppa dell’Europa Centrale (l’antesignana della Champions Legaue) contro il Kispest Budapest, l’attuale Honved, nel giugno del 1938.
Archiviata l’esperienza milanese veste per pochi mesi la maglia della Lucchese prima di passare alla Cremonese che porta in serie B al termine del campionato 1941/1942, in coincidenza con il periodo bellico. Nel primo dopoguerra torna a Milano per vestire la maglia dell’Inter ma il suo stile di vita crea gelosie in qualche compagno di squadra e così preferisce cambiare aria. Nell’estate del 1946 passa alla neonata Sampdoria dove con Baldini e Bassetto forma un trio offensivo rimasto nella storia blucerchiata. Dopo la tragedia di Superga è tra i tanti giocatori che chiedono di andare a vestire la maglia del Torino, ma il diniego del presidente sampdoriano gli fanno saltare la mosca al naso e lascia Genova destinazione Busto Arsizio per vestire la maglia della Pro Patria prima di chiudere la carriera con il Vigevano in serie C nella stagione 1952-1953.
Giorgio Barsanti lascia la vita terrena l’11 novembre 1994.
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