L’Italia del calcio ha vinto una sola volta il titolo olimpico, a Berlino nel 1936. Un magro bottino che ancora oggi viene colpevolmente poco ricordato ma che lo stesso Vittorio Pozzo, il commissario tecnico più vincente nella storia del calcio italiano, non mancava di sottolineare che quel successo gli aveva fatto provare una grande emozione perché conquistato con una squadra di sconosciuti che in due mesi di duro lavoro erano diventati squadra.

Di quella squadra tutta d’oro faceva parte anche un calciatore viareggino, Carlo Biagi, mezz’ala, come si diceva a quei tempi dal gol facile. All’epoca ventiduenne, era stato scelto, così come gli altri, in quanto calciatore studente (universitario) in ottemperanza al rinnovato appello al dilettantismo. Diventerà uno dei protagonisti del successo azzurro giocando tutte le gare e stabilendo un record ad oggi solo eguagliato.
Vittorio Pozzo sceglie i ventidue convocati da portare a Berlino in base a quanto ha visto personalmente ai Giochi Universitari di Bologna e dai rapporti dei suoi collaboratori sguinzagliati sui campi di tutta Italia alla caccia di calciatori non professionisti. Al momento di stilare la lista il commissario tecnico che ha già vinto il mondiale del 1934 (e vincerà anche quello del 1938) si ricorda di un ragazzino di diciassette anni che lo aveva impressionato per il modo di stare in campo da veterano durante un’amichevole giocata a Viareggio, contro le zebre, nel novembre del 1931. Quel giovane è appunto Carlo Biagi.
Pozzo porta la truppa in ritiro a Merano e nel giro di poche settimane riesce a formare un gruppo compatto del quale fanno parte i carraresi Venturini, Piccini e Vannucci, il pisano Bertoni, il lucchese Lippi e lo spezzino Cappelli che ha giocato in quella stagione con la maglia del Viareggio e che il commissario tecnico nomina capitano.
Da viareggino verace Carlo ha iniziato la sua carriera con la maglia della squadra della sua città facendo l’esordio in Prima Divisione (l’equivalente dell’attuale Lega Pro) nel 1930 a sedici anni in un derby contro la Carrarese alla leggendaria “Fossa dei Leoni”. Cinque anni dopo è tra i protagonisti della storica promozione in serie B, dopo lo spareggio giocato a Livorno contro la Lucchese. Nell’estate del 1935 passa al Pisa (serie B) e al termine del campionato 1935/1936, chiuso con nove reti in ventinove partite, arriva la chiamata di Pozzo.
L’esordio alle Olimpiadi non è dei migliori: l’Italia supera il primo turno battendo con un risicato 1-0 gli Stati Uniti ed i giornali dell’epoca narrano di un Pozzo infuriato che batte i pugni sul tavolo. Nonostante la deludente prova della squadra Biagi è confermato anche per l’impegno con il Giappone che viene travolto con un eclatante 8-0. Ed è proprio in questa partita che il giocatore viareggino entra nella storia del calcio azzurro: è infatti il primo giocatore della Nazionale a realizzare quattro reti in una partita. Una prodezza eguagliata tanti anni dopo da campioni del calibro di Omar Sivori, Gigi Riva e Roberto Bettega. La sorprendente squadra di Pozzo liquida in semifinale la favorita Norvegia, che gioca con la Nazionale A, per poi battere in finale per 2-1 l’Austria di Hugo Meisl.
Una finale della quale Carlo non potrà gustare fino in fondo il dolce sapore. Poche ore prima dell’inizio della finale la famiglia Biagi informa la delegazione azzurra che a Viareggio si è spenta la mamma del giocatore. Pozzo si prende la responsabilità di non dire niente al ragazzo al quale sarà lo stesso commissario tecnico, una volta tornati in albergo, a comunicare la tremenda notizia.
Dopo l’avventura olimpica per Biagi si aprono le porte della serie A. Viene acquistato dal Napoli con il quale gioca per quattro stagioni prima di dire stop con il calcio nel 1940. Nel dopoguerra si occuperà marginalmente di calcio sfruttando la laurea in Economia e Commercio per avviare un attività professionale. Muore a Milano nel 1986, e fino ad oggi è doveroso ricordare che nessuna tra le amministrazioni comunali che si sono succedute a Viareggio ha provveduto ad intitolare un sito all’unica medaglia d’oro olimpica della città.
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