Livio Tesconi: il gigante dal cuore d’oro

Livio Tesconi è stato uno dei canottieri più forti e non solo a livello nazionale degli anni Cinquanta del secolo scorso. Le sue gesta sull’otto della Marina Militare hanno infiammato per lungo tempo la fantasia dei suoi tifosi, su tutti i ragazzini di Forte dei Marmi (dove era nato nel 1935) sempre pronti a cercare sui giornali dell’epoca gli articoli riguardanti il loro idolo, per tutti il gigante buono.

Perché nella sua vita Livio non aveva mai approfittato del suo fisico da corazziere nei confronti del prossimo. Un gigante buono e generoso come tutta la famiglia che tanti anni prima, nelle ore successive alla strage di S.Anna di Stazzema, aveva nascosto un bambino scampato alla furia nazista per poi allevarlo come un figlio.

Un fisico eccezionale, nato per fare sport. Calcio, nuoto ma soprattutto canottaggio, lo sport che lo ha portato a vincere titoli nazionali ed internazionali e gareggiare (a 21 anni) alle Olimpiadi di Melbourne del 1956 sull’otto della Marina Militare (al posto numero 5) dove era stato arruolato per il servizio militare con la qualifica di radiotelegrafista.

Agli amici raccontava che quella delle Olimpiadi era stata l’esperienza sportiva più bella della sua vita anche se ci era rimasto un po’ male per il risultato ottenuto perché a suo avviso quell’armo valeva la medaglia di bronzo. Ricordava con grande piacere il viaggio di ritorno in nave e l’arrivo a  San Francisco dove ad attenderli c’era una grande folla di italiani ad acclamarli ma anche la morte di uno dei componenti dell’otto in un incidente di auto avvenuta durante la permanenza a Melbourne.

Avrebbe potuto partecipare anche alle Olimpiadi di Roma del 1960 ma dopo tanti anni passati in giro tra allenamenti e gare preferì dire basta con l’attività agonistica per stare vicino alla famiglia.

Il gigante buono se ne è andato nel marzo del 2004.

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